(by Shelbie Dimond)
“Di quello che ho nel cuore parlo poco, mi frena la paura. E voglio e soffro, e mi farà morire la cosa che la lingua non sa dire. -Giovanni Raboni-”
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I solitari leggono molto, ma parlano poco e poco sentono dire: la vita per loro è misteriosa. Sono mistici e spesso vedono il diavolo dove non è.
-Anton Pavlovič Čechov-
guardando chi mi aspettava non vidi
altro che me stessa.
-Alejandra Pizarnik, La figlia dell’insonnia-
“Di quello che ho nel cuore parlo poco, mi frena la paura. E voglio e soffro, e mi farà morire la cosa che la lingua non sa dire. -Giovanni Raboni-”
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Se a volte soffri,
voglio riempirti di tenerezza
così che tu ti senta meglio.
Quando hai bisogno di me,
mi troverai sempre vicino a te.
Sempre aspettandoti.
E vorrei essere leggera e soffusa
quando vuoi restare solo.
Cammino lungo i binari che paiono raggi di luce,
in cerca di quella casetta traballante affollata di ricordi d'infanzia.
Davanti agli occhi ho pioggia e neve, oltre vedo schiere di palazzoni a tanti piani tempestati di finestre spente.
Quando tento di avvicinarmi, si allontanano.
Quel mondo sta svanendo.
-Yu Hua, Il settimo giorno-
Taciturno e solitario, egli se ne sta dietro ai vetri, come il vecchio Flaubert, a spiare la vita. Una vita esterna e reale ma che si svolge estranea a lui, anche se gli transita accanto; e una vita interiore e inventata: perché la finestra di Bernardo Soares ha le imposte che si possono aprire nei due sensi, sul fuori e sul dentro. E anche questo ’dentro’ è un luogo estraneo e ignoto al suo abitatore: un dentro in affitto, la camera di un albergo che Soares divide con altri se stesso che egli non conosce. […]
Il libro dell’ inquietudine- dalla prefazione di Antonio Tabucchi
A questa donna, probabilmente, il contatto con la realtà provoca un dolore insopportabile.
Più facciamo progressi interiori, più diminuisce il numero di coloro con cui possiamo realmente comunicare.
Emil Cioran
Difficile credere in una cosa quando si è soli, e non se ne puo’ parlare con alcuno. Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.
Gravava oramai nella sala il sentimento della notte, quando le paure escono dai decrepiti muri e l'infelicità si fa dolce, quando l'anima batte orgogliosa le ali sopra l'umanità addormentata.
- Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari
